TEST | Honda CRF250 R
marzo 31, 2017
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TEST | Honda CRF250 R

Honda CRF250 R – Aggredire con convinzione

Partiamo da una parola e da un numero: Honda e 201. Inutile dire che il primo pensiero va all’innovativa 450, della quale avete letto la prova nel secondo numero, ma non dobbiamo dimenticarci della sorella minore, ovvero la piccola 250 4t

In linea generale la moto è molto simile alla versione dell’anno 2016 con delle piccole, ma non impercettibili, migliorie tecniche al motore e al reparto sospensioni, esteticamente rinnovata con una nuova grafica e parafango posteriore rosso che la fanno assomigliare alla 450. Entrando nello specifico, i capisaldi di questa Honda sono classici e sempre attuali come il telaio perimetrale in alluminio, il motore monoalbero, gli impianti frenanti Nissin e il reparto sospensioni marchiato Showa che in questa versione è il top di gamma per quanto concerne le forcelle aria-aria. Partiamo dalla sospensione anteriore con la SFF-AIR TAC (Triple Air Chamber), con funzionalità asimmetrica. Lo stelo di sinistra è composto da tre camere. La prima ha la regolazione dal piedino della forcella, definita camera di bilanciamento e molto importante per la “partenza“  nel primo tratto di utilizzo, mentre le altre due hanno una regolazione dal tappo superiore della forcella, una interna dalla quale si definisce la “durezza” della sospensione e una esterna di fondamentale importanza per variare il punto di fine corsa quando ci si trova ad affrontare terreni pesanti, fango e sabbia. A destra troviamo lo stelo tradizionale con annessa regolazione della compressione e ritorno dal punto di vista idraulico…

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