VOGLIONO ASFALTARE O CHIUDERE LE CAMPAGNE ITALIANE?
settembre 5, 2017
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VOGLIONO ASFALTARE O CHIUDERE LE CAMPAGNE ITALIANE?

**L’INCREDIBILE EMENDAMENTO
L’Italia è un paese dalla secolare tradizione agreste, nel quale tutti, cittadini delle grandi metropoli incluse, hanno frequentazioni nelle campagne per i loro più svariati e sacrosanti motivi. Dai picnic domenicali, alle escursioni a piedi, in bici, in moto, in auto, tutti siamo da sempre abituati a frequentare le nostre strade sterrate più o meno grandi, come il nostro paese libero e democratico costituzionalmente ci permette di fare, da sempre. Ciò è infatti sancito -da sempre, cioè da quando è nato- nel Codice della Strada, che riconosce le “strade a fondo naturale” tutte quelle non asfaltate, formatesi artificialmente per il passaggio di mezzi, uomini o animali, includendo strade bianche, tratturi, mulattiere e sentieri. Laddove non esistono divieti (parchi, aree protette, cartelli con divieto, ecc.), tutti questi percorsi sterrati sono STRADE a tutti gli effetti, dove i veicoli possono circolare ma devono essere in regola con il CdS (targa, assicurazione, revisione, regole di circolazione, …). La frequentazione delle campagne è trasversale, direi universale, e riguarda un insieme sterminato di categorie: turisti, contadini, allevatori, pescatori, boscaioli, raccoglitori di funghi, escursionisti su ruote (biciclette, moto, auto, quad, ecc.), a cavallo, cacciatori, navette per mtb-downhill, ricercatori, biologi, enti di soccorso, antincendio, autorità, innamorati, liberi cittadini insomma. Anche l’escursionista iscritto al CAI, o l’appassionato di farfalle endemiche e birdwatching, o il cacciatore in periodo di chiusura venatoria, spesso devono fare chilometri in auto su disagevoli sterrate per potersi avvicinare ragionevolmente al punto di partenza a piedi, per imboccare il loro sentiero preferito, perché magari non sono baciati da una salute ferrea, o sono anziani, o semplicemente vogliono farsi su veicolo i meno interessanti i km di avvicinamento. TUTTI GLI ITALIANI fanno spesso strade di campagna su veicoli a motore. Ebbene, udite udite, quest’estate (luglio 2017) la IX Commissione Trasporti della Camera ha approvato l’emendamento 01.0100, promosso dal CAI (Club Alpino Italiano) e portato in commissione dal PD (relatore Michele Pompeo Meta), che vorrebbe modificare il CdS VIETANDO IN TUTTA L’ITALIA IL TRAFFICO DI VEICOLI A MOTORE su strade a fondo naturale (cioè non asfaltate) larghe fino a 2,5 metri, senza incontrare alcuna opposizione in Commissione, essendo il tema pressoché sconosciuto agli altri membri e schieramenti, alcuni dei quali si sono astenuti non sapendo di cosa si trattasse. Soffermatevi su questo per un istante. Due metri e mezzo è una larghezza dove può passare comodamente anche un tir autoarticolato da 200 quintali, immaginate una strada bianca larghissima, dove con la vostra auto potete incrociare un amico a cavallo nel verso opposto, e ci passate comodamente entrambi affiancati senza dover fare manovre. Soffermatevi adesso a pensare alle sterrate e percorsi che frequentate da sempre, quelle che da bambini vi ci portava vostro padre o vostro nonno: secondo voi sono più o meno larghi di 2,5 m? Pensate alla stretta stradina che porta alla piazzola dove fate picnic con la vostra famiglia; al passaggio malconcio che vi porta a pescare in riva al mare, lago o fiume; pensate alla stradina di montagna che vi porta in quel belvedere lassù, fra le montagne del vostro paesino; pensate a quel passaggio nella pineta che porta al parcheggio vicino alla spiaggia dove andate da decenni; pensate a quel passaggio angusto e polveroso dove vi appartate col vostro fidanzato; pensate a tutto quello che avete fatto finora quando staccate dalla città, e vi dedicate alle vostre passioni campestri. E pensate che un’utilitaria è larga mediamente 1,7 m, e ci passa appena in quelle stradine che fate da una vita, altro che 2,5 m, che corrispondono ad “un’autostrada sterrata”. Ecco, vogliono vietare tutto questo, a meno che non siate proprietari di un terreno su quella strada, o dediti a specifiche attività/servizi autorizzati. Vogliono che partiate a piedi da dove finisce l’asfalto, o in bicicletta, e vi facciate una bella sudata per arrivare là dove finora arrivavate col vostro mezzo, per il quale pagate fior di quattrini di assicurazione, bollo, revisione, manutenzione, benzina accise incluse. Ma non solo noi italiani: quanti turisti stranieri avete visto con le loro bizzarre targhe colorate nelle nostre campagne? Raccontategli che dovranno farsi 5 km a piedi dal loro agriturismo per arrivare alla piazzola vicino alla caletta blu smeraldo per la quale hanno prenotato finora le vacanze in Italia, lungo la piccola sterrata oggi liberamente transitabile in auto.
**PERCHÉ?
Ma perché tutto ciò?! Il CAI è un club che promuove l’attività escursionistica in campagna, principalmente su sentieri, e che fa l’egregio lavoro di segnalare con cartelli e simboli bianchi e rossi i percorsi splendidi della nostra Italia. Perché mai vorrebbe chiudere pressoché tutte le campagne italiane ai veicoli a motore? Il CAI si occupa anche di manutenzione. Pulizia, ripristino, e manutenzione dei percorsi che “fa suoi” e censisce con cartelli e spennellate di vernice bianca e rossa, e per queste attività percepisce fondi pubblici. Certo non è il solo a fare questo, innanzitutto perché non è un ente pubblico e quindi non può avere l’esclusiva, ma soprattutto perché tantissimi fra i fruitori delle campagne di cui sopra, autonomamente e per pura passione, sfalciano i rovi, rimuovono tronchi caduti, sistemano il fondo, essendo i primi ad aver bisogno di quei percorsi per i loro sacrosanti hobby. Ma perché il CAI avrebbe promosso questo assurdo emendamento al CdS? Che interesse può mai avere un club alpino a chiudere al transito la maggioranza delle strade di campagna italiane? Se avete compreso la questione, si parla di un’infinità di strade, stradine, tratturi e mulattiere più o meno larghi, dove noi italiani passiamo da sempre con i nostri mezzi a motore, fuori da parchi e zone vietate, che sono ovviamente più strette di 2,5 metri. Perché ci vuole tener fuori da quelle? Motivi ambientali? Tutela del territorio? Inquinamento? Difficile dirlo, sicuramente tutti noi sappiamo che le nostre campagne sono le stesse che conosciamo sin da bambini, non ci appaiono danneggiate dal nostro passaggio occasionale con i veicoli, anzi, chi di noi ne ha cura per passione le tiene persino pulite, in ordine e transitabili. Ancora non si vede un motivo per questa presa di posizione assurda. Ma proviamo un po’ a pensare, cosa succederebbe dopo un po’ di tempo se questo emendamento venisse attuato? Quante di queste sterrate larghe fino a 2,5 m, percorse principalmente da appassionati sui veicoli a motore, resterebbero “aperte”? Se qualcuno non sfalcia periodicamente i rovi, rimuove rami e tronchi caduti, spiana buche e fossi provocati dalle precipitazioni, la macchia tenderebbe a riprendersi rapidamente il suo posto, la strada di campagna si restringerebbe progressivamente, diventerebbe simile a un sentiero… un bel sentiero escursionistico, magari da censire fra quelli gestiti dal CAI, che in tal caso avrebbe poi l’onere e l’onore di curarne la manutenzione. Finanziata con fondi pubblici. Il grosso ingranaggio del CAI verrebbe ben lubrificato (dai fondi) e la macchina che attualmente detiene il monopolio di fatto in Italia della gestione dei sentieri potrebbe girare anche sulle ex strade sterrate neo-vietate, con un’equazione del tipo X km GESTITI = Y € DI FONDI; e com’è facile immaginare, gli ingranaggi più grandi di una macchina sono quelli che s’impregnano maggiormente dell’olio (così ho studiato nei corsi di macchine). Proviamo a chiederci di nuovo perché il CAI vuole chiudere il transito di veicoli a motori (non autorizzati) in tutte le strade bianche italiane fino a 2,5 m. E ora diamoci tutti una risposta. Io una risposta non l’ho ancora trovata, e poiché come cittadino non penso certamente di rinunciare ai miei diritti costituzionalmente garantiti di circolare LEGALMENTE con i miei veicoli a motore dove sono sempre passato come mio padre e mio nonno, mi viene da pensare che forse, approvato questo emendamento, il PD (che ricordiamo, ha presentato l’emendamento in Commissione) ha in programma di ASFALTARE tali percorsi, così che non rientrino fra quelli vietati dal neo-modificato CdS? Oppure vuole veramente tenerci fuori dalle nostre campagne? Una delle due, non c’è alternativa se passa l’emendamento.
**COSA POSSIAMO FARE
Alle ultime elezioni l’astensionismo è stato grosso modo al 50% degli italiani. Mezza Italia non ha votato nulla, è restata a casa a guardare la partita o a mangiare le fettuccine. Tutte queste persone si possono svegliare in qualunque momento, e votare a favore o contro per le loro passioni, indipendentemente dal loro “vecchio partito di fiducia”, purché la loro passione non gli venga negata. Ognuno di noi appartiene ad una o più categorie di fruitori delle campagne con veicoli a motore. OGNUNO DI NOI È UN ELETTORE, ha dei familiari in casa che possono votare insieme a noi per lo stesso schieramento, perché se a me piace andare in auto con mia moglie sulla bellissima Via del Sale (che ha tratti sicuramente più stretti di 2,5 m!), anche lei voterà come me per quello schieramento/partito che si opporrà a questo folle emendamento nei prossimi passaggi in Camera e Senato. Ma lo stesso faranno mio padre e mia madre, su mia richiesta, che comunque non hanno più alcun interesse per la politica da anni, quindi voteranno insieme a me. Sicuramente coinvolgerò anche qualche amico, pur con passioni diverse dalle mie, che però condivide sicuramente con me il principio di uguaglianza e libertà, e che non può accettare che da domani in quella stradina sterrata solo il contadino ci può passare con la sua ruspa cingolata insieme alla jeep della ex Forestale, e non lui in scooter per andare a cercar funghi con la ragazza. Che siate voi turisti della domenica, enduristi, pescatori, raccoglitori di funghi e asparagi, cacciatori, ammiratori di uccelli rari, appassionati di trekking sui sentieri montani, ecc., ECCO COSA POTETE FARE, E DOVETE FARLO SUBITO, ENTRO SETTEMBRE (prima dei passaggi in Camera e Senato):

1. RIUNITEVI nel vostro comune con chi ha la vostra stessa passione, e andate a parlare con il vostro Sindaco, spiegandogli che è in atto una modifica assurda ed anticostituzionale alla tradizione campestre italiana, e che tutti voi, inclusi i vostri familiari ed amici più stretti, siete pronti a votare contro CHIUNQUE non si opporrà (prima al passaggio in Camera, poi in quello al Senato) a questo emendamento; e siete pronti ad attivare tutti gli astensionisti per darvi supporto. Anche se vivete in città, non abbiate timore, anche il vostro Sindaco metropolitano vi ascolterà se siete in centinaia, perché per lui CONTA IL VOSTRO VOTO, non dove svolgete il vostro hobby; eventualmente consegnategli una lettera firmata da tutti, coordinatevi, perché “carta canta”.

2. CONTATTATE i referenti in altri comuni e provincie della vostra stessa categoria (presidenti di motoclub, di associazioni caccia e pesca, mountain bike, soft air, quad, 4×4, archeoclub, associazioni di agriturismi, meccanici e concessionari fuoristrada, appassionati di grigliate, anziani con vecchie panda, e tutta l’infinita lista di quelli che non vogliono restare confinati in città o fare maratone a piedi per arrivare dove li porta il loro hobby), CONDIVIDETE loro questo messaggio, e assicuratevi che abbiano compreso sia la GRAVITÀ sia L’URGENZA del problema, e che si siano dati da fare come voi rispetto al punto 1.

3. ASSICURATEVI che i passaggi politici del punto 1. siano stati recepiti e trasferiti dal vostro Sindaco ai dirigenti di partito in Roma, affinché chi ha presentato impunemente il folle emendamento si trovi finalmente con la dovuta opposizione. State addosso al vostro Sindaco finché non vi assicurerà che ha fatto propria la battaglia, o quantomeno abbia fatto presente ai suoi superiori che voi esistete e non siete più mansueti astensionisti.

4. AGGIORNATEVI sul tema nei giorni a venire, perché se non vi è ancora chiaro, ci vogliono chiudere fuori dalle campagne (a meno che non vogliano asfaltarle…).

A cura di Daniele Scatolini

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