Adventuring | Kirghizistan – seconda parte
07/01/2019 Condividi

Adventuring | Kirghizistan – seconda parte

Il nostro viaggio prosegue senza sosta, siamo alla frontiera del Kazikistan, Ex repubblica dell’Unione Sovietica è conosciutissima per la sua capitale, che da il nome a tantissime attività sportive mondiali. Astana. Un paese che ha assaporato da poco la “libertà” e che raccoglie il meglio della storia di questa parte di continente

Il passaggio alla frontiera, fortunatamente è veloce, ed in pochi minuti raggiungo Taraz, dove una leggenda vuole che fosse uno dei siti in cui si fosse rifugiata la legione perduta di Crasso, scampata alla disfatta dei Romani, parliamo di tantissimi anni fa. Non ho però tempo di cercarli, mi aspettano troppi km da fare. In tre giorni infatti macino poco più di 2000 km in una steppa infinita, dove al mattino ci sono 10°, (la temperatura percepita in marcia è ben al di sotto) mentre al pomeriggio si raggiungono anche i 30°. È molto difficile quindi trovare l’abbigliamento giusto, vestirsi a strati è la soluzione migliore. Lungo le strade si incontrano, cammelli e persone che vendono pesce del lago di Aral, o per meglio dire quello che resta di uno dei laghi più grandi del mondo dopo il disastro ambientale creato dai Russi, che seppur non abbiano potere sugli ex stati dell’Unione sovietica, mantengono la giurisdizione di Bakanour, il cosmodromo da dove partono le missioni spaziali. Quando arrivo a Aktobe ho l’ingrato compito di dover scegliere l’itinerario che mi riporterà a Benyeu, fare 650 km in più o andare incontro a non so che, la sensazione è che sarà off ma nessuno mi sa dire quando sia disastrato il percorso. Opto per quest’ultimo, primi 200 km fattibili poi inizia una buca dopo l’altra, è una gincana infinita, a volte sono migliori le piste laterali ma anche quelle oramai sono distrutte, vado avanti ma è dura il carico non mi favorisce…

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