ENDURACE | Sahari Rally – Algeria
Mar 4, 2018 Condividi

ENDURACE | Sahari Rally – Algeria

Algérie magnifique

Una freccia che porta direttamente dentro il cuore del Grande Erg algerino, nel profondo della vibrazione del deserto

la terza edizione del Sahari Rally è partita controcorrente. A poco meno di due mesi dall’inizio della gara, fatta già slittare da novembre a dicembre la FASM, Fédération Algérienne des Sports Mécaniques ha deciso di chiudere ogni rapporto con i precedenti organizzatori e di rivolgersi a un nuovo team che ha accettato la sfida di organizzare da zero un rally internazionale in soli 54 giorni. Qualche défaillance, un road book poco preciso e la scelta di un sistema di localizzazione poco adatto a gestire una gara così impegnativa sono stati i principali problemi con i quali si sono dovuti scontrare gli 87 equipaggi in gara. Un percorso impegnativo e tecnico dove l’esperienza ha sicuramente fatto la differenza, prova ne è che su cinquanta moto schierate sul palco della cerimonia di partenza ad Oran, solo diciannove sono arrivate a tagliare il traguardo dell’ultima tappa. Al richiamo del deserto hanno risposto in molti, in moto nove italiani insieme a numerosi francesi e altri piloti provenienti da Portogallo, Spagna e Austria. Nel pittoresco bivacco nell’oasi di Tiout, dopo una speciale di 125 chilometri piuttosto veloce e un lungo trasferimento, il primo assaggio dell’ospitalità algerina a base di danze, tamburi e cavalli lanciati in un galoppo sfrenato e l’inaspettato freddo polare dell’inverno di queste zone, la temperatura la notte è scesa a -7 lasciando attonito chi pensava di essersi guadagnato una vacanza dall’inverno nostrano. Ancora una speciale veloce con vista sull’Erg e Taghit appare incastrata sotto dune di 300 metri e falesie che fanno da contrasto. Un’oasi bellissima, stupefacente nella sua calma primitiva ed è evidente per tutti che il divertimento sta per iniziare. Quattro tappe ad anello per un totale di circa 560 chilometri, sabbia, solo sabbia, sempre sabbia…

Il resto dell’articolo su EnduroAction n°11

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