Enduring d’Abruzzo
Novembre 5, 2020
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Enduring d’Abruzzo

In tempi di Covid19, coprifuoco, e distanziamento sociale, una delle migliori se non la miglior terapia sará sempre il buon e sano enduro (come Enduro Action ben ci insegna). E cosí che tra un lockdown e l’altro, con grande sollievo parto da Napoli per l’Abruzzo, dove, invitato dall’organizzazione per creare un fotoreportage, terró parte all’Enduring D’Abruzzo, una promettente cavalcata di 500km in due giorni da Scanno (AQ) a Leonessa (RI) e ritroso.

Dicono che con monti, vallate, sentieri e viste mozzafiato, la regione Abruzzo sia una delle più belle da esplorare in offroad, e sono deciso a scoprire la verità e catturarla nelle mie foto, oltre ovviamente a conoscere altri pazzi innamorati dell’offroad come me.

Enduring d'AbruzzoArriviamo tutti la sera prima all’hotel organizzato per noi a Scanno, un paesino appisolato tra due colli e affacciato su un magnifico lago, ed é subito amicizia e risate tra una marea di gente. A quanto pare in tanti hanno avuto la stessa idea, o comunque conoscono i bei tragitti e l’approccio amichevole di Ugo Filosa, mente e braccio dietro questa e tante altre endurate.

Siamo piú di 100 a partire all’indomani (tutti per sicurezza tracciati con un sistema GPS), con vecchie glorie come XR600R, nuove KTM350, e a mia sorpresa anche parecchie pesanti bicilindriche. Ma il percorso non é unico e non deve essere uguale per tutti. In vari punti il tracciato principale si suddivide in hard o soft, appunto per permettere a tutti di godersela nel pieno delle proprie capacitá. Io viaggio principalmente sull’hard con una moderna xr400 e me la cavo anche a volte sudando un bel po’, ma quelli col GS1200 dopo alcune prove in hard si convincono presto ad optare per il soft (che poi non é neanche una passeggiata!).

Enduring d'AbruzzoIo viaggio a passo tutto mio, fermandomi per fotografare e poi unirmi agli altri che sono dietro di me. A un certo punto lascio i monti per fare benzina, e avendo poco prima perso la targa, vengo fermato dalla polizia locale. Purtroppo non ho i documenti con me, ma riesco a reperirli via what’sapp e i polizziotti alla fine mi lasciano andare anche senza targhino. Bella botta di culo! E cosí mi reimmetto nei paesaggi e percorsi che sono davvero mozzafiato, ma spesso é dura, e mi rendo conto che in fondo non sono cosí in forma come credevo.

Arrivo nei pressi di Leonessa felice, col sole che illumina le terre circostanti come se fosse the land of gold.

Per il secondo giorno del ritorno a Scanno, siamo tutti giá preparati psicologicamente, anche se un po stanchi per la tosta giornata precedente. Il percorso é completamente diverso e solo a volte si incrocia con quello del giorno prima. Io parto quasi per primo, solo dopo i veri militanti dell’enduro, e di volta in volta mi piazzo in punti strategici per scattare un bel po di foto ai ‘commilitoni’. Per pranzo, come il giorno prima, in molti ci fermiamo presso la salumeria sperduta di turno per assaggiare i sapori locali e prendere un po di fiato.

Ma non ci si può fermare per troppo tempo, il traggitto é un altro bel 250km, e bisogna arrivare prima che faccia buio. A un certo punto devo lasciare il percorso del GPS per cercare benzina e perdo praticamente tutti. Sono solo e discendo la montagna nella direzione oposta a dove dovrei andare. Anche se rischio di rimanere a secco in mezzo al nulla, il senso di libertá e spensieratezza che rimpiazza quello di poc’anzi di militanza e aventura é glorioso. Alla fine mi riallaccio agli altri tagliando via asfalto, e arrivo a Leonessa di buon ora per godermi una birretta gioviale con quelli che sono giá arrivati. Ma non tutti hanno giá fatto ritorno al campo base. Ugo é ancora li tra i monti, recuperando un paio di moto che hanno avuto difficoltá. Alla fine di avventura ce n’é stata tanta per tutti, in una terra che offre davvero molto, e con la sicurazza di un organizzazione tosta.

testo e foto di Fabio Affuso – www.fabioaffuso.comInstagram

 

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