PERSONAGGI | Alessandro Botturi
Agosto 31, 2019 Condividi

PERSONAGGI | Alessandro Botturi

Alessandro Botturi, un buono, ma duro dentro

Alessandro Botturi in tutte le sue sfaccettature. Un viaggio a 360 gradi con il campione di Lumezzane, parlando di gare, carriera, famiglia, sport. E anche del passato e soprattutto, del futuro. La storia di Alessandro Botturi, campione enduro e ora grande protagonista dei rally raid, e del motorally, la conoscono forse, a grandi linee, tutti. La storia sportiva ovviamente, ma quello che Enduro Action vuole approfondire in queste pagine riguarda l’uomo, il dietro le quinte, la vita di tutti i giorni, la famiglia.

Alessandro iniziamo proprio dalle origini, dalla tua prima passione, il rugby, quando hai cominciato a giocare?
Avevo 13 anni e ho giocato fino ai 22 anni. A 16 però, avevo già cominciato ad andare in moto e a 18 affrontavo le mie prime garette. A 20 anni ho vinto le prime gare di Italiano Cadetti e a 22 ho affrontato il mio ultimo anno nel rugby. Giocavo in A2 nel Rovato: avevo un contratto che scadeva intorno a marzo quando iniziavano i play off e i play out – fra parentesi play off che io ho fatto – e da lì smisi per poter correre in moto.
Così cominciò tutto?
Sì, vinsi l’italiano Junior subito con Ktm e Team Italia e con il buon Dall’Era che già mi aiutava. Poi andai da Farioli e cominciai la mia carriera. Firmai con lui, e rimasi molto a lungo. Smisi di lavorare a quel punto: facevo il magazziniere già da nove anni perchè avevo cominciato quando di anni ne avevo 15. Fu una scelta importante…imboccare la strada del pilota professionista.
Una scelta importante che un pilota deve fare se vuole impegnarsi in una carriera…
Sì, sono scelte faticose… però in quegli anni, quando cioè decisi di cambiare, mi si era offerta davvero una bella opportunità. Un contratto con Farioli era importante all’epoca…

Il resto dell’articolo vi aspetta in edicola: EnduroAction n° 20 – settembre/ottobre

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