TEST | Honda Africa Twin CRF 1100L MY2020
Febbraio 7, 2020 Condividi

TEST | Honda Africa Twin CRF 1100L MY2020

Test – Honda Africa Twin CRF 1100L MY2020

La leggenda continua

Quella dell’Africa Twin è ormai una storia lunghissima che ci accompagna dal lontano 1986, quando il pilota francese, Cyril Neveu, la portò sul gradino più alto del podio della Dakar

All’epoca si chiamava NXR 750, dotata di un motore bicilindrico a V con un peso, per quei tempi, piuma, che sfiorava i 160 chili. Nel 1987, nel pieno quindi della sua notorietà, Honda decise di metterla sul mercato, riducendo leggermente la cilindrata ma mantenendo inalterato il profumo dell’avventura pura: il motore era quello utilizzato sulla Transalp, quindi con una architettura a V, stretto a 52°, e tre valvole cilindro.

Fu, anche grazie alle vittorie dakariane, un successo globale. Nel 1990, la cilindrata salì a 750 cc e fu adottato un telaio significativamente più robusto in acciaio, quindi facilmente riparabile anche nelle zone più impervie del mondo, sospensioni leggermente più sostenute e una capacità di carico da vero mulo.

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Pur allontanandosi dal mondo prettamente Racing, la 750 ha avuto un successo incredibile, tanto che ancora oggi le piste di tutto il mondo le fanno da sfondo. Nel 2002, con grande delusione dei suoi estimatori, Honda decide di sospendere la sua produzione sino alla comparsa, nel 2015, della nuova Africa Twin: la CRF 1000 L.

Abbandonata l’architettura a V, si è adottato un motore, se pur sempre bicilindrico, fronte marcia e la cilindrata è cresciuta cosi come la sua potenza passando dai 60 Cv della RD07 ai 95 della nuova, ma la filosofia generale della moto rimane inalterata. Peso relativamente contenuto, facilità di guida ai massimi livelli e affidabilità pressoché totale su tutti i fronti.

Poco dopo la sua uscita la provammo anche noi, e già all’epoca ci aveva letteralmente stupiti…

Il resto dell’articolo vi aspetta in edicola: EnduroAction n° 22 febbraio/marzo

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