TEST | Husqvarna TE 300i
18 Dicembre, 2017 Condividi

TEST | Husqvarna TE 300i

Husqvarna TE 300i – LA RIVOLUZIONARIA

Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia

Una “traccia” sulle potenzialità dei nuovi 2T iniezione l’avevamo già data sul numero 7 di luglio/ agosto, grazie anche a un breve ma intenso test, fatto con le KTM 250 e 300 TPI. Rimanevano quindi i doverosi approfondimenti, volti a capire i reali benefici di questa che consideriamo, assieme al raffreddamento a liquido e l’introduzione dei freni a disco, la migliore innovazione degli ultimi anni nel campo dei 2T. Un propulsore che sembrava dirigersi verso la strada dell’accantonamento per via delle nuove prescrizioni in materia ecologica, riprende vita con l’iniezione elettronica e probabilmente la longevità che merita. I fattori essenziali di questo nuovo motore sono diversi e qui cercheremo insieme di capirli. Innanzitutto, l’iniezione proposta da KTM e nel caso specifico da Husqvarna è molto diversa dai 4T, dove è il corpo farfallato che mescola la miscela aria e la benzina è spinta dall’iniettore. L’aria aspirata, viene miscelata con l’olio attraverso il corpo farfallato, che in questo caso è un Dell’Orto da 39 mm. La quantità, viene determinata utilizzando dei sensori che misurano la temperatura dell’aria ambiente, la posizione della valvola a farfalla, la pressione dell’aria di aspirazione, la pressione dell’aria nel basamento e la temperatura del motore. La miscela aria/olio viene introdotta nel carter attraverso una valvola a lamella. Solo a quel punto la benzina viene iniettata separatamente nel cilindro, appena parte quindi la fase di compressione ed appena prima dell’accensione. È un sistema ingegnoso quanto efficace. L’elettronica di gestione controlla i due iniettori posti ai due lati del basamento e il corpo farfallato che badate, non è collegato direttamente al serbatoio del carburante, serve solo a pre-miscelare la giusta quantità d’olio con l’aria…

Il resto dell’articolo su EnduroAction n°10

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